IL FABBRO CHE DIVENNE RE

IL FABBRO CHE DIVENNE RE

 

 

In questo clima influenzale, molto catarroso e moccoloso, ho pensato fosse il caso di fare una lieve deviazione e di rilassarci dando libero sfogo alla fantasia.

 

 

C’era una volta in un regno molto lontano Re Guastolfo un sovrano che amava la bella vita e per nulla al mondo ci teneva a perdersi una festa, un banchetto o qualsivoglia evento mondano in cui poter fare bella figura. Accadde un giorno che nel reame vicino venisse indetto un gran ballo al quale sarebbero convenuti tutti i sovrani dei regni circostanti e, così, anche il nostro Re Guastolfo si mise in cammino per partecipare all’evento. Tutto agghindato e truccato salì sulla carrozza reale e parti per il regno vicino. Durante il viaggio accadde però che proprio pochi kilometri prima della destinazione d’arrivo la carrozza venisse assalita dai briganti che portarono via tutto, compreso i cavalli. Re Guastolfo, però, non era preoccupato per l’accaduto, ma piuttosto per il fatto che a causa di quell’increscioso incidente rischiava di perdersi la festa e così si mise a correre  nel bosco versoun punto dal quale proveniva una scia di fumo “si tratta di sicuro di una casa – pensò il sovrano – li avranno certamente un cavallo da darmi per giungere a palazzo reale”. E corse, e corse, al fine Re Guastolfo giunse di fronte alla bottega di un fabbro e quì vide un ragazzotto tutto intento ad azionare un mantice per tenere vivo il fuoco della fornace. “Tu giovane – urlò il sovrano – il mio regno per un cavallo ! C’è l’hai un cavallo ?” “Certo – rispose il giovane – e tu c’è l’hai un regno ?” Il sovrano, irritato dal sarcasmo del giovane, corse verso la stalla e – senza alcun consenso da parte del ragazzo – montò in sella al cavallo che lì si trovava ; stava quasi per lanciarsi al galoppo quando una mano, ma che dico una mano una colonna di marmo con 5 dita, bloccò le briglie dell’animale… era il fabbro – un uomo talmente grosso che al confronto Bud Spencer pareva Renato Brunetta – che con tono calmo e pacato disse: “tu hai promesso a mio figlio il tuo regno in cambio di un cavallo; bene, come vedo il cavallo lo hai preso, adesso dove sta il regno per mio figlio ?” “bah….beh…mma…  – balbettava Re Astolfo – ma il fabbro non gli diede il tempo di aggiungere altro prese un foglio di carta ed una penna e gli disse “adesso, se non vuoi conoscere il senso letterale della parola ABUSO DI POTERE, sbrigati a firmale l’atto di abdicazione del tuo regno in favore del ragazzo !!!” E fu così che un giovane fabbro divenne sovrano di un regno ed il povero Guastolfo non venne fatto entrare alla festa, poichè non era più RE.

 

La morale della favola?

Se a caval donato non si guarda in bocca… a caval rubato bisogna prestare attenzione alla stazza dello stalliere !!!!!

 

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One Response to IL FABBRO CHE DIVENNE RE

  1. Tadd ha detto:

    Haaa a a a a a a, quando ne fai un bel mucchietto facciamo un bel libro!

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