La Storia del mio matrimonio, capitolo 3: documenti e parrini

La STORIA DEL MIO MATRIMONIO

CAPITOLO 3: Documenti e Parrini

 

Sebbene questa parte dell’itinerario matrimoniale venga svolta, di solito, verso la fine delle peripezie nuziali, facciamo un piccolo salto in avanti per spiegare una delle pratiche che – a mio dire – spingono maggiormente le persone a sposarsi al comune oppure a passare ad un’altra fede. Dopo aver stabilito il giorno ed il luogo, il parroco (amichevolmente detto padre Cazzula) ci invita a sbrigare le pratiche nel 2010 in quanto i documenti matrimoniali hanno validità 6 mesi; a febbraio del 2010 io e mia moglie ci rechiamo dal parroco che ci da la lista dei documenti necessari da ritirare in comune o nelle parrocchie d’appartenenza. Sbrigate le pratiche del comune andiamo prima dal parroco della sposa (che per praticità chiameremo padre cazzillo) che ci fa un lungo cazziatone poiché a suo dire noi non conoscevamo neanche la nostra parrocchia di appartenenza. Adesso vorrei fare una premessa: Barcellona Pozzo di Gotto è una città enorme con un alto numero di parrocchie, adesso mi domando io “se la via in cui abita mia moglie si tova  tra ben 3 chiese San Francesco di Paola, San Antonio e la Madonna di Fatima, com’è possibile che lei appartenga alla parrocchia di San Sebastiano che si trova ad 1 km da casa sua ?”. Cioè il problema è questo, bisognerebbe pubblicare una sorta di cartina che indichi a quale parrocchia appartegnao le diverse vie della città, perché a dirla tutta non ci si capisce una mazza. Comunque, dopo aver preso il primo cazziatone e ritirato il certificato di battesimo, ci azzardiamo a chiedere al parroco il rilascio della documentazione per il matrimonio, e quì inizia una sorta di scarica barile interdiocesale: infatti è più che evidente che i parroci si scoccino a sbrigare le pratiche burocratiche e così ogniuno cerca di scaricare l’onere di compilare 2 pagine di documenti agli altri parroci per cui padre cazzillo inizia a dirci “ah, ma queste cose potete farle anche dal parroco dello sposo, oppure potete recarvi presso la parrocchia di Santa Venera (a quasi 3km da casa della sposa, ma anchessa valida come parrocchia d’appartenenza ?) ecc.” . Morale della favola ? decidiamo di tentare di parlare col mio parroco “Padre ‘ncazzuso” che appena ci vede ci da la stessa accogglienza che si potrebbe offrire al piazzista della domenica mattina: “e voi cosa volete ? ah.. ma io non lo so so se ho il tempo di occuparmi della vostra pratica ? Quì ogniuno fa come vuole, vi andate a sposare in un’altra chiesa per moda, ma poi venite qui a farvi sbrigare le pratiche ? io non vi conosco neppure ? perché non andate dal parroco della sposa ? ecc (ma in maniera decisamente più aggressiva rispetto al primo cazziatone).

Avviliti dopo questo brutto incontro, torniamo da padre cazzillo che – dopo aver tentato per l’ennesima volta di sbolognarci ad un’altra parrocchia – alla fine si convince ed illuminato dalla grazia del Signore ci finna un appuntamento per il mese di marzo.

Fine della terza parte

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